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Storia della pianta

La seconda vita di un Hinoki

Dal 2019 Curata da Riccardo Valle
La seconda vita di un Hinoki — Prima
Prima
La seconda vita di un Hinoki — Dopo
Dopo

Nel 2019 questo Chamaecyparis obtusa non era una pianta da scegliere, ma una pianta da scartare. Si trovava in vivaio, tra materiali che avevano già una direzione, mentre lui era lì senza futuro. Il problema era nelle radici, non riuscivano a fare una zolla stabile e quindi non poteva essere invasato correttamente. Per il vivaio non aveva senso tenerlo, ed era destinato a essere eliminato. Quando l’ho visto non era una pianta facile. Non era ordinata, non era pronta, e soprattutto aveva un difetto importante. Però aveva carattere, e quella base così potente non passava inosservata. è stata una scelta istintiva, con un obiettivo molto chiaro fin da subito, che non era farne un bonsai, ma semplicemente salvarlo. Per diversi anni il lavoro è stato solo uno, senza compromessi. Coltivazione. Ho lasciato completamente da parte qualsiasi idea estetica per concentrarmi sulla salute della pianta, lavorando sull’apparato radicale e cercando di ricostruire equilibrio ed energia. È stato un percorso lento, fatto di osservazione e pazienza, dove ogni piccolo segnale di ripresa diventava un passo avanti. Con il tempo la pianta ha reagito. Ha attecchito, ha ripreso vigore, e ha iniziato a spingere con forza. Solo a quel punto è diventato sensato pensare a una costruzione vera. Il lavoro di impostazione è arrivato anni dopo, quando finalmente aveva energia sufficiente per essere lavorata. Questa pianta l’ho impostata insieme a Mauro Stemberger, ed è stato uno di quei lavori che richiedono tempo, concentrazione e rispetto. Due giorni interi per legarla e darle una direzione, intervenendo su ogni ramo con attenzione, senza forzare ma costruendo passo dopo passo una struttura coerente. Oggi questo Hinoki è completamente trasformato, con una chioma compatta, palchi definiti e una presenza solida. Tuttavia, ciò che lo rende davvero importante non è solo il risultato estetico, ma il percorso che lo ha portato fino a qui. Era una pianta destinata a essere buttata. Oggi è un bonsai che racconta esattamente cosa significa coltivare nel tempo, vedere oltre il difetto e avere la pazienza di costruire qualcosa dove prima non c’era nulla. È questo il valore vero del bonsai.

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