Questo larice non arriva da un vivaio ma è stato raccolto nel 2019 in un pascolo sopra casa, in un ambiente duro, esposto. È uno yamadori, con un’età stimata tra i 100 e i 120 anni, segnato dal tempo e dalle condizioni in cui ha vissuto. La scelta non è stata casuale. Il tronco aveva già carattere, movimento e una base forte. Non era una pianta “facile”, ma aveva tutto quello che serve per diventare un bonsai importante. Da lì è iniziato il lavoro. Nei primi anni l’obiettivo non è stato rifinire, ma costruire. L’albero è stato lavorato solo due volte in sette anni, con una direzione chiara aumentare la massa vegetativa, far tirare i rami, creare volume e soprattutto dare energia alla pianta dopo il recupero. Senza questa fase, qualsiasi lavorazione estetica sarebbe stata inutile. Il lavoro è stato fatto insieme a Mauro Stemberger, con un approccio preciso e senza forzature. Oggi l’albero ha una struttura solida, una ramificazione che inizia ad avere senso e una presenza che si percepisce subito. Non è ancora un bonsai finito, ma è su una direzione chiara e soprattutto è un albero sano, forte, pronto per gli step successivi. Il nome Ishitake non è stato scelto a caso. “Ishi” significa pietra, roccia. “Take” significa vetta, montagna. È un nome che rappresenta esattamente quello che è questo albero. Un larice che nasce in montagna, che ha resistito per decenni a condizioni difficili e che oggi porta con sé quella stessa forza. Non è solo una questione estetica, è una questione di identità e rispetto.
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